venerdì 10 novembre 2017

Narrativa e metafora

C’è di mezzo la colla, tra le esperienze più insolite degli ultimi anni. Un adesivo potente – quello che usano i calzolai , per capirci – che però non riusciva a incollare un’etichetta di raso su una busta di cellophane. Pressavo spalmavo e soffiavo, poi aumentavo la dose, stendevo col dito: niente. Dopo un’ora le due parti – le più sottili e leggere al mondo, raso e cellophane! – erano ancora (fastidiosamente, spocchiosamente) autonome.
Troppo facile, per uno scrittore, cavarne metafore sulle relazioni. Cosa ci lega, fra due persone, se non basta l’affinità? Cosa impedisce a due parti simili di allearsi, in assenza di tensioni o resistenze specifiche? Sostanza molecolare, attrazione o repulsione tra le parti – è un attimo, e sei alla chimica dell’amore.

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Prima acquisizione: non esiste, è un’utopia, l’Attaccatutto. Secondo: è solo un medium, una sostanza che si frappone fra due. Dunque deve sintonizzarsi con entrambe le parti. Terzo: la forza e la pressione non servono, non puoi imporre alcuna alleanza se non c’è sintonia tra le basi. In pratica, la diplomazia fra stati.


Ma non è la metafora, dicevo, a sedurmi. In verità amo le cose. Non tutte, certo, e non Le Cose feticcio di Perec, vestiti e oggetti capaci di indemoniarti e perderti nel flusso ottuso della moda, ma cose-cose, le realtà pulsanti di cui parla Bodei in Vita delle cose. Cose, appunto. E non oggetti (lui distingue fra i due) ovvero prodotti di mercato, merce.

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Fonte del testo
Scritto da Elvira Seminara

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